Transgender: comprensione spirituale

Ho lasciato che il mio ego mi convincesse a una doppia mastectomia e 4 anni di T. Le cicatrici, la voce profonda e i capezzoli mancanti sono promemoria quotidiani che i corpi sani non si possono ricostruire. I ragazzi meritano tempo, non «soluzioni» mediche irreversibili.

Panoramica

Mikayla Silverthorn, detransitioner, racconta come un’intuizione spirituale le abbia rivelato che la sua identificazione trans era guidata dall’ego e non autentica. Avverte che mastectomie affrettate, testosterone e bloccanti della pubertà infliggono danni irreversibili (perdita dei capezzoli, della fertilità e della possibilità di allattare) mentre il sistema distribuisce lettere di approvazione dopo valutazioni brevi.

Riassunto Completo del Video

Mikayla Silverthorn apre il video riconoscendo di parlare in una giornata a basso regime di energie, ma si sente spinta a condividere la sua prospettiva sulle questioni transgender da un punto di vista spirituale. Presenta gli esseri umani come “esseri triadici” composti da mente, corpo e spirito o anima eterni. Secondo Mikayla, lo spirito è l'unico vero sé; la mente e il corpo sono semplicemente veicoli che esso abita temporaneamente. Sostiene che tutte le identità—che siano “pompiere,” “madre,” “maschio” o “femmina”—sono costrutti della mente egoica che desidera struttura e dualità. Da questo punto di vista, colloca la propria passata identificazione trans come un esempio di lasciare che sia la mente, anziché lo spirito, a dettare decisioni che cambiano la vita. Mikayla racconta di essere nata femmina, con un utero e un seno, ma di aver lasciato che il suo “ego” la convincesse che il suo corpo fosse la fonte del suo dolore. Questo la portò a sottoporsi a una doppia mastectomia e a quattro anni di iniezioni di testosterone, scelte che ora descrive come irreversibili e profondamente rimpiante. Si rammarica che nessuno abbia posto domande più profonde—come se un giorno avrebbe potuto voler allattare un bambino—prima di dare il via libera alla transizione medica. Le cicatrici, la voce permanentemente più grave e la perdita dei capezzoli sono promemoria quotidiani di ciò che chiama una “scelta mal informata” guidata dall'ansia anziché da un'autentica conoscenza di sé. Parlando come detransizionista, Mikayla avverte gli spettatori, soprattutto i giovani, di non lasciare che i professionisti medici e i sostenitori online li spingano frettolosamente verso ormoni e interventi chirurgici. Critica il sistema attuale che distribuisce lettere di approvazione dopo brevi valutazioni dei “sintomi di disforia di genere,” ed è particolarmente allarmata dalla prospettiva di dodicenni in terapia con bloccanti della pubertà che prendono decisioni che pongono fine alla fertilità. Pur insistendo di non odiare né far vergognare chi fa la transizione, sente il dovere di parlare perché “ci è passata, l'ha fatto” e vuole evitare che altri ripetano i suoi rimpianti. Infine, Mikayla offre un percorso alternativo radicato nella natura, nell'onestà emotiva e nella pratica spirituale. Sostiene l'importanza di radicarsi nel mondo fisico—letteralmente camminando a piedi nudi all'aperto—e di ricorrere a rimedi erboristici come cannella, zenzero e foglie di lampone per il dolore mestruale, anziché ai farmaci che “danneggiano il fegato.” Sottolinea che la vera guarigione richiede tempo, specialmente per chi è sopravvissuto ad abusi sessuali, ed esorta gli spettatori ad ascoltare il cuore anziché la “mente egoica.” In chiusura, afferma che ogni persona resta “perfetta,” “bellissima” e “assolutamente amata,” anche se interrompe o inverte le scelte di transizione, sottolineando che il corpo in sé non è mai il problema.