Summary
This BMJ investigation asks whether the US claim of medical agreement on treating gender distress in young people is backed by evidence. Block looks at the three most-quoted US guidance documents (from WPATH, the American Academy of Pediatrics and the Endocrine Society) and interviews experts on how they were made. Research reviews behind these guidelines rated the evidence for teenagers as low or very low quality, yet strong recommendations were made, and the pediatrics statement was not based on a formal review of the research. Meanwhile Sweden, Finland and NHS England were restricting medical treatment. It documents real weaknesses in the US guidelines and showed a major journal took the debate seriously. But it is journalism: the reporter chose the sources and examples, some figures (such as 20–30% stopping hormones) come from limited studies, and some readers called it biased.
Key findings
- Le associazioni mediche statunitensi (WPATH, American Academy of Pediatrics ed Endocrine Society) sostengono bloccanti della pubertà, ormoni cross-sex e, in alcuni casi, interventi chirurgici per i minori, mentre Svezia e Finlandia hanno scelto di mettere al primo posto le cure psicologiche e di limitare la chirurgia agli adulti.
- L'Endocrine Society ha usato un sistema formale per valutare le prove e ha giudicato «basse» o «molto basse» le prove per tutte le sue raccomandazioni sugli adolescenti, ma ha talvolta formulato raccomandazioni forti. Gordon Guyatt, cofondatore di quel sistema di valutazione, ha detto che questo dovrebbe essere raro e spiegato con chiarezza.
- Le linee guida WPATH del 2022 non hanno un sistema di valutazione delle prove. L'esperto di linee guida Mark Helfand ha trovato affermazioni «in contrasto» con i revisori della ricerca della stessa linea guida, che avevano giudicato di bassa qualità le prove sugli effetti degli ormoni su qualità della vita, depressione e ansia.
- L'autore principale della dichiarazione politica dell'American Academy of Pediatrics del 2018 ha detto che il suo processo non equivaleva del tutto a una revisione formale della ricerca. Cochrane, un importante gruppo di revisione delle prove, ha rifiutato di pubblicare una revisione proposta sui bloccanti della pubertà dopo il controllo di esperti.
- Una sintesi della McMaster University di 61 revisioni della ricerca, pagata dall'agenzia Medicaid (assicurazione sanitaria pubblica) della Florida, ha trovato «grande incertezza» su bloccanti, ormoni e chirurgia nei giovani.
- Due studi recenti (un audit di un ambulatorio di medici di base nel Regno Unito e registrazioni farmaceutiche militari statunitensi) suggerivano che il 20-30% dei pazienti potrebbe smettere gli ormoni entro pochi anni, ma misuravano l'interruzione, non il rimpianto né la detransition.
- I clinici hanno descritto un trattamento medico più rapido e meno valutazione della salute mentale. In uno studio presso la clinica del Seattle Children's, due terzi degli adolescenti assumevano ormoni entro 12 mesi dalla prima visita.
Conclusion
This investigative report from The BMJ concludes that despite claims of consensus, gender-affirming medical treatments for minors with gender dysphoria lack strong evidence-based support. Key findings include: (1) US medical organizations (WPATH, AAP, Endocrine Society) endorse gender-affirming care including puberty blockers, hormones, and surgeries, while several European countries (Sweden, Finland, France, UK) have moved to restrict medical interventions for minors, prioritizing psychological care; (2) systematic reviews commissioned by guideline bodies found evidence quality to be "low" or "very low," with experts criticizing the misapplication of "evidence-based" labeling to recommendations not meeting rigorous standards; (3) the surge in treatment of minors—particularly birth-registered females with no prior history of gender dysphoria—has outpaced research, with long-term outcomes unknown and detransition rates potentially as high as 20-30%; (4) clinical practice has shifted toward rapid medicalization, with concerns about inadequate assessment and perfunctory informed consent processes; and (5) prominent evidence-based medicine experts conclude that when rigorous systematic reviews find "we don't know," claims of certainty are not evidence-based, and consensus-based guidelines should not be called evidence-based.