Summary
Detransition is often called rare. In this short opinion piece, Sarah Jorgensen argues that the rising number of young people who regret transition should be seen as harm caused by medical care, like past cases where drugs later proved harmful. She says the gender-affirming approach skips proper assessment, plays down risks, blames mental health problems mostly on stigma, and rests on weak evidence, as official reviews in Sweden, Finland and England found. She notes the main guidelines give little advice on detransition. She calls for open debate, more research, and recognition and support for detransitioners. It is a clear statement of concerns, but it is opinion, not new research. Its 10 to 30% figures come from a few studies that counted people stopping treatment, which is not the same as regret.
Key findings
- Jorgensen descrive l'aumento della detransition tra i giovani come un danno causato dalle cure mediche. Lo paragona a danni medici del passato come i danni alle valvole cardiache dovuti ai farmaci dimagranti, i rischi cardiaci di alcuni antidolorifici e la crisi degli oppioidi.
- Cita studi che suggeriscono che dal 10 al 30% di chi inizia la transizione medica smetta entro 16 mesi o quattro anni. In un sondaggio, solo il 24% di chi ha fatto detransition lo aveva detto alla propria clinica per il genere.
- Sostiene che le basse cifre di rimpianto derivino soprattutto da adulti trattati con regole più restrittive, da studi in cui molte persone hanno abbandonato e da definizioni ristrette di rimpianto, come la richiesta di annullare il sesso legale o l'intervento.
- Dice che la valutazione della salute mentale viene spesso liquidata come «gatekeeping», e che lo stigma viene usato per spiegare malattie mentali e autismo che spesso erano iniziati prima del disagio di genere.
- Nota che la principale linea guida internazionale sull'assistenza transgender (l'8ª edizione della WPATH) non ha un capitolo sulla detransition, che una importante linea guida sugli ormoni non dà indicazioni sull'interruzione sicura degli ormoni e che una dichiarazione pediatrica statunitense del 2018 non menziona il rimpianto.
- Indica Svezia, Finlandia e Inghilterra, le cui revisioni ufficiali hanno trovato le prove deboli, come paesi che hanno scelto di mettere al primo posto la terapia della parola e il trattamento di altri problemi di salute mentale per i minori.
- Chiede un dibattito aperto, ricerca e collaborazione tra clinici affinché il rimpianto diventi davvero raro, e che chi fa detransition sia riconosciuto come persona danneggiata dalle cure e riceva un sostegno su misura.
Abstract
Although transition regret and detransition are often dismissed as rare, the increasing number of young detransitioners who have come forward in recent years to publicly share their experiences suggests that there are cracks in the gender-affirmation model of care that can no longer be ignored. In this commentary, I argue that the medical community must find ways to have more open discussions and commit to research and clinical collaboration so that regret and detransition really are vanishingly rare outcomes. Moving forward, we must recognize detransitioners as survivors of iatrogenic harm and provide them with the personalized medicine and supports they require.
Conclusion
The medical community must find ways to have more open discussions and commit to research and clinical collaboration so that regret and detransition really are vanishingly rare outcomes. Last, we must recognize detransitioners as survivors of iatrogenic harm and provide them with the personalized medicine and supportive care that they need.